Valerio Giacomelli

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Tre anni a Brighton, dieci di remoto: cosa ho imparato

Dal trasferimento nel Regno Unito alla chiusura dell’ufficio a Ferrara: remote working prima della moda, trade-off e oggi lo spazio a Milano.

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Brighton, 2012

Tutto è iniziato nel 2012, dopo soli due anni dall’apertura di Syncronika, quando mi sono trasferito (atto di pazzia) a Brighton (UK), lasciando un team di 4 persone in ufficio a Ferrara.

Doveva essere una parentesi, giusto qualche mese di aria nuova.

Alla fine il tempo è volato e ci sono rimasto tre anni :)

Cosa ho capito sul lavoro a distanza

In quel periodo ho scoperto una cosa che ha cambiato tutto: si può lavorare bene anche a distanza. Non servono badge, scrivanie assegnate o caffè alla macchinetta per costruire qualcosa di serio.

Il 2015: niente ufficio fisico a Ferrara

Tornato in Italia, ho preso una decisione drastica: ho chiuso l’ufficio fisico di Syncronika a Ferrara. Al suo posto, uno spazio flessibile a Milano, con sale e scrivanie prenotabili solo quando servivano.

Era il 2015. Nessuno parlava ancora di smart / remote working. Lo facevamo per istinto, per life-style, per efficienza, per visione.

Poi il mondo ci ha raggiunti. Con la pandemia, il lavoro da remoto è diventato la norma.

Il pendolo di oggi

E oggi, nel 2025, vedo il trend opposto: un ritorno all’ufficio. Ibrido, flessibile, ma comunque in presenza.

E sai una cosa? Ha perfettamente senso.

Perché lavorare da remoto non è per tutti.

Funziona se hai un team piccolo, ben rodato, autonomo. Se la cultura aziendale è forte. Se la fiducia è reale, non dichiarata. Da noi, fino ad ora, lo è stata. E non è un caso.

Le rinunce

Ma soprattutto, richiede rinunce.

Rinunci al confronto quotidiano. Alla crescita spontanea. Alla velocità di certe decisioni prese al volo davanti a un caffè.

Rinunci a parte della crescita culturale del team.

Rinunci anche a opportunità economiche: clienti che vogliono incontrarti sempre di persona, collaborazioni più complesse da gestire da remoto, e persone che guardano ancora alla “sede” come a un segnale di solidità.

Un punto d’incontro, non una routine

Oggi, quando serve, ci troviamo dal vivo nel bellissimo ufficio di Spaces a Porta Nuova. Non è casa, non è routine… ma è il nostro punto di incontro.

È una scelta. E come tutte le scelte importanti, comporta dei compromessi.

Noi l’abbiamo fatta dieci anni fa. E non l’abbiamo mai rimpianta. Ma non la racconterò mai come una favola.

Abbiamo scelto questa libertà per costruire la vita che volevamo. E forse, questo vale più dei numeri e richiede coraggio.

Il lavoro da remoto è libertà. Ma come ogni libertà vera, ha un prezzo.

Noi lo abbiamo pagato per 10 anni.

E sì: siamo contenti del nostro percorso! 🙂