Valerio Giacomelli

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Quando ero ragazzo, i soldi non entravano in casa da soli

Genitori in panetteria, lavori da adolescente, valore del sacrificio e come quei valori si sono portati nell’impresa — fino a oggi.

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Radici

Quando ero ragazzo, i soldi non entravano in casa da soli.

Li vedevo arrivare con il lavoro, quello vero, fatto di sudore.

I miei genitori avevano un forno, facevano le notti, e li ho sempre visti lavorare fianco a fianco, senza mai risparmiarsi.

Non ci è mai mancato nulla, ma non perché ci fossero ricchezze: semplicemente, mi hanno voluto insegnare cosa significa guadagnarsi le cose.

Il valore del sacrificio, della costanza, del tempo speso bene.

Prima si lavora

Mi hanno insegnato che prima si lavora, poi eventualmente si compra.

Che si costruisce con quello che si ha e che, se puoi evitare di chiedere soldi in prestito, è meglio.

Poi crescendo ho capito che alcune leve, anche bancarie, possono essere strumenti intelligenti, ma devono arrivare dopo l’esperienza, non prima.

Prima devi dimostrare a te stesso che sai fare senza e che hai le competenze.

Solo così poi puoi decidere di fare di più, con lucidità.

Adolescenza

Da adolescente non sono mai stato fermo.

Pulivo pietre vecchie per le facciate a vista, nei weekend, per completare la nostra casa nel paesello.

Andavo a raccogliere frutta d’estate: mele, pere, pesanti cocomeri, sotto il sole.

Ho fatto anche diverse campagne nello zuccherificio.

Mentre tanti coetanei erano fuori a divertirsi, io spesso ero al lavoro.

Diciamo che un po’ di sacrificio c’era, sì.

Ma si dava una mano, si guadagnava qualcosa, si imparava a stare al mondo.

Costruire insieme

In famiglia si lavorava insieme.

Non c’erano ruoli fissi o divisi.

Mia madre e mio padre hanno sempre fatto squadra.

E questa cosa mi è rimasta dentro, mi ha dato un’idea chiara di cosa voglia dire costruire insieme, e l’ho applicata anche nelle due aziende che ho creato.

Impresa

Quando ho iniziato a fare impresa, quei valori me li sono portati dietro.

Ma ci ho aggiunto il mio pezzo.

Ho imparato a pensare in ottica di lungo periodo, a ragionare per asset, per ritorni, per flussi.

Ho capito che i soldi non vanno solo guadagnati, ma anche messi al lavoro.

Che non ha senso tenerli fermi se possono produrre qualcosa.

Ho usato strumenti nuovi: software, persone, capitale e soprattutto informazioni.

E ho imparato a giocare partite più lunghe, con obiettivi più ampi.

Cosa resta

Ma tutto è partito da lì.

Dal rispetto per il lavoro.

Dal fatto che ogni mestiere ha un valore.

Dal sapere cosa vuol dire guadagnarsi le cose, anche facendo lavori umili.

Dal capire che le basi contano più di tutto.

E dal non fermarsi mai nell’imparare.

Perché ogni passo avanti ha bisogno di nuove competenze, nuove domande, nuove sfide.

E anche oggi, dopo anni, continuo a studiare. A osservare. A cercare di migliorarmi, senza pretese.