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Agenti, enterprise e il ruolo nuovo del software
Oltre il tool: esecuzione delegata, outcome misurabili e verticalità di dominio. Perché il cambiamento che descrive Bruno Fonzi arriva più in fretta di quanto sembri.
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Recentemente ho letto un articolo del lungimirante Bruno Fonzi sul futuro del software enterprise che mi ha fatto riflettere.
Riflettere perché descrive bene una cosa che, secondo me, sta arrivando molto più velocemente di quanto sembri.
Non è solo che i software aziendali stanno diventando più intelligenti: sta cambiando il loro ruolo dentro le aziende.
Per anni il digitale ha avuto una logica semplice: le persone fanno il lavoro, il software le aiuta.
Ti dà strumenti migliori, ti semplifica un pezzo di processo, ti organizza le attività… ma alla fine l’esecuzione resta umana. Sei tu che fai il lavoro e il software ti supporta: è un tool.
Con gli agenti IA questa linea inizia a spostarsi davvero.
Perché quando un agente non si limita a suggerirti cosa fare, ma lo fa direttamente — gestisce un flusso, controlla dati, coordina attività operative, chiude task in autonomia — a quel punto non stai più usando un tool.
Stai delegando l’esecuzione del processo e gli strumenti li usa l’agente direttamente.
E da qui succede un effetto a catena.
Cambia sostanzialmente il motivo per cui un’azienda compra software.
Non compra più uno strumento per far lavorare meglio le persone: compra direttamente un’aspettativa di risultato, compra un automa che funziona potenzialmente da solo e che produce output verificabili.
Ed è normale che cambi anche il modo in cui viene valutato e pagato quel software: meno licenze a utente, più valore legato a quanto lavoro produce, con che accuratezza, con che impatto reale.
Poi c’è un tema che, secondo me, diventerà ancora più centrale: la verticalizzazione.
Perché un agente generico non basta — o meglio, per far lavorare davvero un sistema dentro un’azienda serve conoscenza di dominio (Model Context Protocol, MCP).
Quindi regole, contesto, casi reali, processi specifici di settore.
Chi riesce (o riuscirà) a costruire questa intelligenza verticale non sta creando un “prodotto IA”: sta creando quasi il sistema operativo di quell’industria o di quella specifica verticalizzazione.
E inevitabilmente arriva anche il tema fiducia.
Se un agente lavora al posto tuo, devi poter vedere tutto: cosa ha fatto, perché l’ha fatto, con che qualità, dove ha rischiato, dove ha sbagliato. Tracciabilità, controllo continuo e sicurezza non sono accessori: diventano parte integrante del prodotto finale.
Insomma: non è che stiamo uscendo dall’era dei tool, ma ne cambiano ruolo e diventano infrastruttura.
Sono gli agenti (e gli stack MCP) che li usano al posto nostro, e questo sposta completamente il modo in cui il lavoro viene fatto e come il software viene venduto.
È una rivoluzione silenziosa, ma secondo me irreversibile.
Per approfondire: The Future of Enterprise Software in an Agentic World — Bruno Fonzi.