· Pensieri
Imprenditori si nasce?
Non mi ritengo un imprenditore con la I maiuscola — eppure due aziende le ho create. Tra motori, eBay e Flash: cosa resta quando ti chiedi se sei nato così o lo sei diventato.
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Non mi ritengo un imprenditore con la I maiuscola, non ancora, almeno.
Però due aziende le ho create davvero, quindi la domanda me la sono fatta tante volte: sono nato così o lo sono diventato?
Ripensandoci, io da ragazzino non avevo il pensiero di fare impresa, ma avevo un pensiero molto più semplice: come posso arrotondare, costruirmi un po’ di autonomia, comprare quello che mi serve senza chiedere soldi?
Estate e campagna
I miei genitori mi facevano fare lavori durante l’estate, tipo raccolta frutta nelle campagne emiliane.
All’epoca lo vivevo quasi come un obbligo, oggi capisco che era una lezione. Il valore del denaro e del sacrificio non lo impari sui libri.
Passione, poi micro-business
Poi però mi sono accorto che ogni volta che mi appassionavo a qualcosa, finivo per trasformarla in un micro-business.
La prima vera ossessione sono stati i motori.
Avevo un Piaggio Ciao e piano piano ho imparato a elaborarlo, ripararlo, capire come farlo andare più forte.
A un certo punto il mio motorino era uno dei più veloci del paese e gli amici volevano una elaborazione simile.
Così ho iniziato a farla per loro, a pagamento.
E ogni soldo che entrava non lo spendevo: lo risparmiavo e/o lo reinvestivo in attrezzi.
Fresavo carter, smontavo, rimontavo, e dentro ci scrivevo “Giacco” con la fresa — il mio nickname di allora. Stessa storia con la Vespa poco dopo.
Online
Quando internet ha iniziato a prendere piede, ho spostato quella mentalità online. Vendere pezzi di motorini su eBay era naturale.
Poi ho fatto lo stesso con i PC: tweak, assemblaggi, upgrade, rivendevo componenti, compravo i successivi.
Stesso modello: passione → competenza → scambio → reinvestimento.
E in mezzo, da web designer improvvisato, facevo siti in Flash per le band della zona.
Anche lì, imparavo facendo, sbagliando, riprovando, e ci tiravo fuori qualcosa.
Opportunità
Insomma, ho sempre messo le mani in pasta.
E quasi sempre quello che mi appassionava diventava un modo per generare introiti.
Non perché fossi un genio, ma perché mi veniva naturale vedere opportunità ovunque ci fosse valore da creare.
Nato o diventato?
Sono nato imprenditore?
Forse in parte sì, anche solo per imprinting.
I miei erano artigiani, hanno sempre lavorato in proprio, avevano un forno in famiglia, e mi hanno trasmesso due cose senza nemmeno dirmele: che i soldi non entrano dalla finestra, e che se vuoi costruire qualcosa devi piantare semi, lavorare duro e accumulare competenze anche quando il risultato non è scontato.
E quella mentalità non mi è mai passata.
Ancora oggi mi capita di spendere mesi a imparare cose nuove, anche se non sono il mio core.
Ultimamente, per esempio, ho imparato a fare contenuti e a editare video. Non era il mio mestiere, ma sentivo che dovevo capirlo bene, metterci le mani, farlo mio.
Oggi lo stesso spirito lo sto portando su quello che mi interessa di più: capire come combinare le tecnologie AI con prodotti software veri.
Il contesto cambia, gli strumenti evolvono, ma la testa e il modus operandi restano gli stessi.