Valerio Giacomelli

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Nei panni della controparte

Mettersi al posto di chi paga, di chi lavora con te: aspettative, valore proporzionato e perché — senza confondere ore e impatto — la differenza la fa portare risultati reali.

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Vi siete mai messi davvero nei panni della controparte con cui lavorate?

Io sì, negli ultimi anni spesso, ed è uno degli esercizi più utili che faccio — sia da imprenditore sia pensando a come vorrei lavorare se fossi dall’altra parte.

In realtà non lo faccio solo sul lavoro: in generale, in tutte le mie relazioni.

Cliente e fornitore

Mettersi nei panni di chi paga un servizio aiuta a capire se quello che stai offrendo è davvero all’altezza delle aspettative.

Mettersi nei panni di un dipendente o collaboratore aiuta a capire un’altra cosa fondamentale: il valore non è solo fare il minimo richiesto, ma contribuire a qualcosa che funzioni davvero e che difficilmente sia contestabile.

Capita spesso di pretendere un compenso senza restituire un valore proporzionato a quanto concordato. E non parlo di ore uomo lavorate.

Over-delivering e crediti

Personalmente preferisco sentirmi in pace con me stesso e puntare all’over-delivering, soprattutto all’inizio di una collaborazione.

È in quella fase che si costruiscono i crediti più importanti.

Fiducia, autonomia, credibilità sono gli ingredienti giusti per costruire un rapporto stabile.

Che tu sia un’azienda o una persona, sono quei crediti che ti danno spazio nel tempo.

Il minimo possibile

Molti invece lottano per fare il meno possibile.

Ma soprattutto in una realtà medio-piccola questo approccio raramente paga — né per l’azienda né per chi ci lavora: spesso porta solo a problemi e frustrazioni reciproche.

Ma ripeto: non parlo di lavorare più ore.

Parlo di lavorare con metodo, con intensità e con l’obiettivo di portare valore reale.

Alla fine, che tu sia dall’una o dall’altra parte del tavolo, è sempre questo che fa la differenza.