Valerio Giacomelli

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Imprinting, etichette e limiti che non erano veri

Da bambino ti dicono “disordinato”, da adulto porti ancora quegli schemi. Perché molti pattern si possono interrompere — in impresa, sport e crescita: il lavoro vero è disinstallare i programmi sbagliati.

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Spesso il nostro imprinting iniziale nasce molto prima di quando ce ne rendiamo conto.

Dalle esperienze, dalle relazioni e soprattutto dalle etichette che ci vengono appiccicate durante la crescita, da bambini e adolescenti.

Nati per vincere?

A volte mi viene da pensare che siamo tutti nati per vincere, ma veniamo lentamente programmati per perdere.

Non per cattiveria, ma per aspettative, paure e limiti che altri proiettano su di noi.

I genitori che immaginano per noi un certo tipo di lavoro apparentemente sicuro.

Gli insegnanti che ti definiscono… a me, ad esempio, dicevano: disordinato, inconcludente, poco attento.

Frasi dette una volta, due volte, dieci volte… che finiscono per scriversi nel subconscio.

Molti adulti vivono ancora dentro quegli schemi.

Non perché siano veri, ma perché non li hanno mai messi in discussione.

Interrompere i pattern

La parte interessante è che questi pattern, spesso limitanti e basati più sulla paura del fallimento e sui preconcetti di vita altrui che sulla realtà, possono essere interrotti.

Ma serve uscire dalla vergogna, dal conformismo, da ciò che la società considera giusto o normale.

Nel business

Nel business lo vedi chiaramente.

Quante persone non partono nemmeno perché ritengono di non essere portate, perché non è il loro ruolo, perché non hanno studiato per quello.

Non è mancanza di capacità: è condizionamento.

Sport e fitness

Nello sport e nel fitness il meccanismo è identico. Finché qualcuno non ha alzato 500 kg di stacco, nessuno pensava fosse possibile; ma appena uno ce la fa, poi riescono magicamente anche gli altri — in pochi, eh :)

Quante volte senti dire: non sono portato, non ho il fisico, sono troppo vecchio, non è per me, ecc. Sono tutti statement limitanti, anche detti solo per scherzo.

Poi inizi ad allenarti, costruisci disciplina, ripeti, sbagli, migliori… e scopri che il limite non era il corpo, ma la testa. E a ogni step in più alzi l’asticella.

Stesso schema

Impresa, sport, crescita personale e business funzionano allo stesso modo.

Non vince chi parte avvantaggiato, ma chi rompe gli schemi interiori, si prende la responsabilità di riprogrammarsi e accetta il rischio di sembrare fuori posto per un po’.

Alla fine, il vero lavoro non è costruire un business o un fisico migliore.

È disinstallare i programmi sbagliati e scriverne di nuovi, più allineati a chi sei davvero.

E spesso, il momento in cui inizi a farlo è anche quello in cui smetti di vivere al di sotto del tuo potenziale.

Dentro di me ho sempre sentito di essere destinato a qualcosa di più rispetto alla definizione che avevo scritto nel mio subconscio.

E col tempo ho capito che ognuno di noi può ambire a molto più di quanto gli è stato detto, o di quanto si è raccontato da solo.