· Pensieri
A volte basta capire cosa non vuoi fare
Fine 2007, sei mesi da dipendente in un’azienda software a Ferrara, pause pranzo in mensa e la decisione di aprire partita IVA. Non sapevo dove andavo: sapevo dove non volevo restare.
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A volte non serve sapere cosa vuoi fare nella vita. Basta capire molto bene cosa non vuoi fare.
Era la fine del 2007 e, mentre completavo la specialistica in Informatica a Ferrara, avevo iniziato a lavorare per un’azienda software ferrarese.
Tecnicamente era il mio secondo lavoro da informatico: il primo era stato come sistemista per il Dipartimento di Fisica e Matematica dell’Università.
Ma quello fu il mio primo vero contratto da dipendente… e anche l’ultimo.
Durò appena sei mesi.
E furono probabilmente tra i sei mesi più intensi e formativi della mia carriera.
Arrangiati
Ero entrato per sostituire una persona che se ne stava andando e avevo avuto appena due settimane di affiancamento.
Poi, sostanzialmente… arrangiati.
Mi ritrovai a gestire decine di clienti e uno particolarmente grande, presso il quale ero praticamente in presidio full time.
Il piccolo problema era che non avevo ancora tutte le competenze necessarie per farlo.
VPN, server blade Linux con sei nodi, domain controller con diverse decine di client, backup, reti Wi‑Fi, muletti con tablet collegati, stampanti Zebra, infrastruttura e assistenza sistemistica.
E, già che c’eravamo, anche applicazioni per le quali dovevo scrivere codice PHP.
Insomma: un bel casino. Soprattutto per uno che stava ancora finendo l’università.
Ma quando hai un cliente davanti e qualcosa non funziona, non puoi rispondere che quell’argomento non l’hai ancora studiato.
Devi capire il problema, studiare, provare, sbagliare e alla fine risolverlo.
Ero anche decisamente sottopagato rispetto alle responsabilità che mi erano state date.
Le pause pranzo
Alla fine dei sei mesi il rinnovo era già pronto.
Mi proposero un piccolo aumento, ma le responsabilità sarebbero rimaste praticamente le stesse.
Eppure non credo sia stato quello il vero motivo per cui decisi di andarmene.
La cosa che più di tutte mi fece capire che quella non sarebbe stata la mia strada furono, paradossalmente, le pause pranzo in mensa.
Ogni giorno mi guardavo intorno e vedevo persone che facevano quella stessa vita da anni.
Non c’era assolutamente nulla di sbagliato.
Semplicemente, io non riuscivo a vedermi lì.
Non riuscivo a immaginarmi a fare la stessa pausa pranzo, nello stesso contesto, per i successivi cinque, dieci o vent’anni.
E credo sia stato proprio lì che ho capito una cosa: volevo decidere io del mio destino.
Non sapevo ancora esattamente dove mi avrebbe portato. Ma sapevo che volevo essere io a scegliere la direzione.
Dove non volevo restare
Così, alla fine dei sei mesi, invece di firmare il rinnovo diedi le dimissioni.
Aprii la partita IVA e iniziai a lavorare come freelance.
Non avevo grandi certezze. Ma avevo capito molto chiaramente quale vita non volevo fare.
E a volte sapere dove non vuoi andare è già abbastanza per iniziare a costruire la tua strada.
