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Vendi l’azienda e ti ritiri… ed è esattamente quello che non ho fatto

Dopo l’exit non ho smesso di lavorare. Il patrimonio immobiliare, la leva, il vuoto e perché la vera libertà non è ritirarsi: è poter scegliere di continuare a costruire.

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Vendi l’azienda e ti ritiri… ed è esattamente quello che non ho fatto.

A parte che una singola liquidità, soprattutto oggi, non è che ti porta poi così lontano, io non ho venduto per i soldi.

Quando ho fatto l’exit della mia company SaaS non dipendevo già da quel business per vivere. A dire il vero, nemmeno da Syncronika, la mia main company, per pagarmi le spese, comprese quelle di struscio.

A mantenermi erano già principalmente i miei investimenti immobiliari a Milano.

Le aziende come motore del patrimonio

Ma per costruire quel patrimonio ho usato proprio le aziende.

Per più di dieci anni ho reinvestito buona parte di quello che guadagnavo e avevo risparmiato nell’immobiliare. Ho iniziato quando il mercato era ancora depresso dalla crisi dei subprime e ho continuato mentre saliva, compreso nella flessione della pandemia.

Ho usato anche la leva finanziaria. Non per finanziare il mio stile di vita: debito per comprare asset capaci di produrre altro reddito.

Man mano che il portfolio cresceva, reinvestivo buona parte di quei redditi per continuare ad accumulare altri immobili.

Nel frattempo è successa una cosa che pochi considerano. Grazie alla crescita del valore degli immobili, la leva sul patrimonio è passata da circa il 70% al 30%.

Oggi quindi ho molto più patrimonio, molta più equity e, proporzionalmente, molto meno debito. E un reddito stabile “passivo”.

Ed è anche per questo che, arrivato a questo punto, preferisco consolidare piuttosto che continuare ad aumentare il rischio, visto anche la non convenienza dei prezzi attuali.

Siamo sicuri che il traguardo sia smettere?

Ma tornando all’exit: leggo spesso di persone che hanno come obiettivo costruire un’azienda, venderla e finalmente smettere di lavorare.

Siamo sicuri che sia quello il traguardo?

Magari per qualcuno sì. Per me non lo è stato. Non lo è per molti che amano costruire.

Dopo aver venduto ho trovato una sorta di vuoto. Non assoluto, perché avevo venduto solo una delle due aziende che possedevo. Ma quella che mi era rimasta in quel momento aveva smesso di rappresentarmi.

Oggi invece ho ripreso completamente le redini. Sto costruendo nuovi prodotti, nuovi progetti e nuove aziende. E sono probabilmente più carico di prima.

Perché quando togli il bisogno economico dall’equazione non necessariamente perdi la voglia di lavorare.

Nel mio caso è successo quasi il contrario.

Quando i soldi smettono di essere il motivo principale

Quando i soldi smettono di essere il motivo principale per cui lavori, puoi concentrarti molto di più su quello che vuoi costruire, sulle tue ambizioni e su quello che vuoi diventare come persona.

I soldi avranno sempre un valore. Ma oltre una certa soglia il loro valore marginale diminuisce.

E forse la vera libertà non è smettere di lavorare.

È sapere che potresti farlo, ma scegliere di continuare perché ti piace ancora creare.


P.S. Non ho ereditato nulla. Quello che ho oggi l’ho costruito negli anni con il mio lavoro, le mie aziende, il reinvestimento e la leva del debito, assumendomi ovviamente anche i relativi rischi.