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I giovani non stanno abbandonando internet. Stanno abbandonando il feed

Conversazioni private, contenuti lunghi, community verticali, dialogo con un'AI: non siamo meno digitali, siamo più intenzionali. L'attenzione non scompare, si separa.

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I giovani, la Gen Z in particolare, non stanno abbandonando internet.

Stanno abbandonando il feed.

Crescono le conversazioni private, i contenuti lunghi, le community verticali, il dialogo diretto con un'AI. Non stiamo diventando meno digitali. Stiamo diventando più intenzionali.

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Il tempo passato sui feed pubblici scende, mentre sale quello in messaggistica, video lunghi, community e strumenti di AI. L'attenzione non sta diminuendo. Sta cambiando forma.

Ed è una differenza enorme.

Consumo passivo e atti attivi

Scorrere un feed è consumo passivo. Aspetti che qualcosa ti colpisca.

Cercare una risposta, aprire un argomento su YouTube, entrare in una community, fare una domanda a un agente AI sono atti attivi. Decidi tu dove andare e perché.

Per oltre dieci anni la strategia era intercettare le persone mentre scorrevano: pubblicare tanti contenuti, inseguire l'algoritmo, comprare attenzione.

Oggi quella strategia si sta sgonfiando. L'attenzione che compri su un feed passivo vale sempre meno. Chi scorre non sta cercando te. Stava solo scorrendo.

La tensione di chi continua a scrivere

Qui c'è una tensione che mi riguarda direttamente.

Scrivo su LinkedIn quasi ogni giorno, e allo stesso tempo sostengo che il feed sta perdendo rilevanza. Non è una contraddizione.

LinkedIn regge, almeno per ora, perché chi ci scrive ha qualcosa in gioco. Non è solo intrattenimento passivo. È reputazione. È costruzione di un punto di vista nel tempo. Chi legge qui di solito sta cercando qualcosa, non solo scorrendo.

Ma non mi illuderei che duri per sempre. Anche questo feed si svuoterà in parte.

Chi costruisce presenza solo sulla distribuzione algoritmica, senza niente sotto (dati propri, community, relazioni dirette) si troverà esposto nel momento in cui l'algoritmo cambia le regole.

Short e lungo non competono per la stessa cosa

C'è una ragione più profonda dietro tutto questo, e riguarda cosa cerchiamo davvero.

Lo short e il contenuto lungo non competono per la stessa cosa.

Lo short è ottimizzato per trattenerti, non per lasciarti qualcosa. È troppo corto per farlo.

Il contenuto lungo compete per la comprensione.

Quello che sta succedendo è che le persone stanno iniziando a separare i due bisogni, invece di lasciare che il feed li confonda.

Lo scroll infinito di short lascia la stessa sensazione ogni volta: una scarica di dopamina sul momento, e niente in mano dopo mezz'ora. È consumo che si dimentica di sé stesso. E tanto tempo perso.

Il contenuto lungo, quando è fatto bene, costa più attenzione. Ma ti ripaga il tempo, invece di prosciugarlo.

In chiusura

L'attenzione non sta scomparendo. Si sta separando.

Da una parte l'intrattenimento passivo, che resterà enorme e sempre più vuoto.

Dall'altra la comprensione intenzionale, che sceglie dove andare e cosa merita tempo.